Esci dallo studio con la busta in mano come se fosse un verdetto contro cui non hai potuto fare appello. Il corridoio sembra più lungo che mai, il marmo più freddo, la luce del lampadario troppo forte, come se l'attico cercasse di apparire bello per non sembrare colpevole. Ti brucia la gola per le parole che hai ingoiato davanti a Marcello Dart, e la cosa peggiore è che nessuna di quelle parole riguardava te. Riguardava lei.